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venerdì 31 maggio 2019

I LUOGHI DI LIVORNO: LO SCOGLIO DELLA REGINA


L'elegante stabilimento balneare "Scoglio della Regina" fu costruito nel 1846 da Carbone Squarci, per concessione governativa del granduca Leopolo II.
Il nome deriva dalla Regine d'Etruria Maria Luisa di Borbone che, agli inizi dell'800, aveva scelto questo scoglio isolato per i suoi bagni di mare e vi aveva fatto costruire una piscina con quattro canali disposti a croce per permettere lo scorrimento dell'acqua di mare.



Nel corso dell'800 Livorno era infatti diventata una famosa località di villeggiatura estiva frequentata da personaggi illustri: oltre alla regina Maria Luisa assidui frequentatori erano re e principi di casa Savoia e delle principali case regnanti d'Europa.
Lo stabilimento costruito nel 1846 da Carbone Squarci, che occupò l'intero isolotto, era collegato alla terraferma da un ponticello carrozzabile.

giovedì 28 marzo 2019

I LUOGHI DI LIVORNO: PORTA SAN MARCO


Porta San Marco è la porta più importante della nuova cinta daziana fatta costruire da Leopoldo II dopo l'abbattimento delle mura medicee con motuproprio del 6 marzo 1835. E' caratterizzata da due torrette decorate con i simboli del commercio e della guerra.
L'arco della porta è sovrastato da un leone eseguito a Carrara da Nencini. La porta è ricca di decorazioni in marmo e ghisa, rosoni e colonne corinzie. Ai lati della porta vi sono due epigrafi che commemorano i livornesi caduti nella difesa di Livorno nelle giornate del 10 e 11 maggio 1849 e vi è il busto del martire Enrico Bartelloni.


giovedì 6 settembre 2018

I LUOGHI DI LIVORNO: LA CHIESA DEL LUOGO PIO


La cosiddetta Chiesa del Luogo Pio, originariamente nota come Chiesa dell'Assunzione della Vergine e di San Giuseppe, si erge a margine del vuoto urbano di piazza del Luogo Pio.
E' un luogo di culto sconsacrato e si trova nel quartiere della Venezia Nuova, a brave distanza della Chiesa di San Ferdinando. Per alcuni anni, a partire dall'ultimo scorcio del Novecento, ha ospitato la Chiesa cristiana avventista del settimo giorno.
La costruzione della Chiesa è legata alla realizzazione di un orfanotrofio per povere orfane, detto appunto del Luogo Pio (o case Pie), nel quale veniva data assistenza ed educazione alle giovani. La Chiesa, annessa alla suddetta struttura di accoglienza, fu innalzata tra il 1713 ed il 1715 su disegno di Giovanni del Fantasia. Il cartiglio marmoreo posto sopra il portale sostituisce l'originaria iscrizione distrutta dai francesi nel 1799.
Diversi anni dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la Case Pie furono abbattute pur non riportando gravi danni da pregiudicarne la sopravvivenza: la Chiesa si trovò quindi isolata in mezzo ad un vasto piazzale, ridotto negli anni ad uso parcheggio.
Dopo alcuni restauri, intorno al 1990, il piccolo luogo di culto, sconsacrato e diventato proprietà comunale, è stato affidato alla Chiesa cristiana avventista del settimo giorno ed in estate ha ospitato regolarmente eventi legati alla manifestazione "Effetto Venezia".
Dal 2012 la Chiesa è tornata al Comune per un progetto che ha previsto la sua integrazione, assieme ai Bottini dell'Olio, nel "Museo della Città di Livorno", per installazioni di arte contemporanea.


mercoledì 1 agosto 2018

I LUOGHI DI LIVORNO: I 4 MORI


E' il monumento scultoreo più famoso di Livorno, simbolo della città e metafora della vittoria dei Medici, granduchi di Toscana, sui pirati, presenti in tutto il bacino del Mediterraneo.
La statua di Ferdinando I dei Medici, fondatore di Livorno, realizzata in marmo di Carrara dal fiorentino Giovanni Bandini detto Giovanni dell'Opera, fu terminata nel 1599, vivente ancora Ferdinando I, e posta sul suo piedistallo solo nel 1617, sotto il regno di Cosimo II.
Il Granduca di Toscana è raffigurato in uniforme di Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, marineria nata per combattere la pirateria, ostacolo al libero commercio ed allo sviluppo del nascente porto mediceo.
Le colossali figure di bronzo, opera di pregevole fattura dello scultore carrarese Pietro Tacca, allievo di Giambologna, furono aggiunte tra il 1623 ed il 1626.
Il monumento fu infine completato nel 1638 con emblemi in bronzo posti ai piedi della figura del Granduca.
Allusivi alle vittorie stafaniane, e realizzati su disegno del Tacca dall'allievo Taddeo di Michele, furono sottratti durante l'occupazione napoleonica del marzo 1799 quando l'effige di Ferdinando I fu atterrata. Partite le truppe francesi, nel luglio dello stesso anno i livornesi ricollocarono la statua sul piedistallo.
Originariamente posto in prossimità della banchina della Darsena, nel 1888 il monumento fu arretrato e spostato verso l'inizio di via Grande di circa 20 metri nell'attuale posizione. In tale occasione fu restaurato sotto la descrizione dell'opera. 
Durante la seconda guerra mondiale fu di nuovo smontato per difenderlo dai bombardamenti aerei ed alla fine del conflitto tornò al suo posto.
Il monumento è stato spesso rappresentato, dalle antiche stampe fino ai pittori Macchiaioli. Cesare Bartolena lo sceglie com luogo di ritrovo dei coscritti in partenza per la Guerra d'Indipendenza. Annibale Gatti decora tra il 1874 ed il 1875 il soffitto di un salone posto al piano nobile di Villa Mimbelli con la scena di Ferdinando II che presenta Pietro Tacc alla giovane consorte Vittoria Della Rovere, pittura comunemente conosciuta come Inaugurazione del Monumento dei Quattro Mori.
Da un punto preciso della piazza è possibile vedere il naso di tutti e quattro i Mori contemporaneamente: secondo una tradizione popolare questa visione porta fortuna.

venerdì 20 luglio 2018

I LUOGHI DI LIVORNO: L'ACQUEDOTTO LEOPOLDINO


L'Acquedotto Leopoldino, noto anche con il nome di acquedotto di Colognole o Acquedotto Lorenese, è stato il principale rifornimento idrico della città di Livorno dal 1816 al 1912 ed è stato realizzato per volere dei Lorena, sotto la direzione di vari architetti, tra cui Pasquale Poccianti che ha dato il contributo più notevole all'opera.
Malgrado sia stato avviato sotto Ferdinando III di Lorena, fu concluso da Loepoldo II con la realizzazione delle opere destinate alla distruzione, depurazione ed accumulo delle acque. Per questo motivo è noto come Acquedotto Leopoldino.
Dagli anni settanta del Novecento l'acquedotto alimenta direttamente solo le località di Parrana San Giusto e Parrana San Martino (frazioni del Comune di Collesalvetti) e della Valle Benedetta (frazione del Comune di Livorno).
Il notevole incremento della popolazione di Livorno nel corso del 1700, unito al crescente bisogno d'acque del suo porto, rese necessaria la costruzione di un nuovo acquedotto, in sostituzione delle antiche condotte seicentesche realizzate sotto il granduca Ferdinando I de' Medici.
Fu Pietro Leopoldo, alla fine del XVIII secolo, ad avviare i primi studi sulle sorgenti presenti nel territorio livornese. Alla ore del fratello Giuseppe il granduca fu richiamato a Vienna per essere incoronato imperatore austriaco, lasciando il trono della Toscana al figlio Ferdinando.
Il 7 novembre 1792 il granduca Ferdinando III, approvando il progetto di Giuseppe Salvetti, decretò l'inizio dei lavori per il nuovo acquedotto. Il lavori iniziarono nel 1793 ma furono interrotti nel 1799 a causa della more di Salvetti e del successivo passaggio della Toscana sotto la dominazione borbonica.
I lavori vennero ripresi nel 1806 quando, la Regina d'Etruria Maria Luisa, approvò una relazione dell'architetto Riccardo Calocchieri che mirava a concludere l'opera nella forma più conveniente ed affidando la direzione dei lavori all'ingegner Raniero Zocchi.
Nel 1809, in epoca napoleonica, l'opera passò nuovamente di mano, sotto la diretta gestione della comunità: il maire di Livorno ne decise l'affidamento all'architetto comunale Pasquale Poccianti, che è rimasto alla cronaca come il principale autore dell'acquedotto.
Caduto Napoleone e restaurata la dinastia lorenese sul trono del Granducato di Toscana, il 30 maggio 1816 le acque sorgive provenienti da Colognole raggiunsero la fonte della Pina d'Oro, nel Borgo Reale, a Livorno. L'acquedotto però non poteva dirsi completato così, sotto il granducato di Leopoldo II, il principale artefice delle più importanti opere pubbliche della Toscana, fu istituita una commissione per il compimento e la manutenzione dell'acquedotto di Colognole.
Nel 1827 Poccianti delineò le principali opere per la distribuzione, accumulo e depurazione delle acque. Alla relazione erano collegate le tavole con i progetti di alcuni importanti serbatoi che dovevano purificare l'acqua lungo il percorso, garantendone un'adeguata distribuzione:

  • la CISTERNA DELLA CESTALLACCIA (mai realizzata);
  • la CISTERNA DI PIAN DI ROTA (successivamente distaccata dalla rete idrica);
  • la GRAN CONSERVA o CISTERNONE (ancora oggi in funzione);
  • il CISTERNINO DI CITTA' (mai entrato in funzione)

martedì 3 luglio 2018

I LUOGHI DI LIVORNO: IL FOSSO REALE


Il FOSSO REALE è risultato della rettificazione del 1838, opera dell'Ingegner Luigi Bettarini; il fossato perde le anse che lo caratterizzavano in origine ed assume la fisionomia di un vero e proprio fiume assomigliando ai lungarni pisani e fiorentini.
Anche i palazzi che si affacciano in questa zona, costruita nella età del XIX secolo, sono realizzati in grande scala e con una maggiore eleganza decorativa rispetto ai palazzi dei quartieri più antichi.
Il raffinato Palazzo Reggio ed il possente Palazzo Maurogordato, con la facciata rivestita di pesante bugnato, furono le residenze di ricchi mercanti di origine greca.
Palazzo Squilloni, l'antico Albergo del Nord, fu uno dei primi edifici ricettivi della città di Livorno, fuori dal Pentagono del Buontalenti.


Sotto Palazzo Squilloni, scendendo dallo scalandrone di fronte a Largo Fratelli Rosselli, incontriamo una serie di cantine, tra le quali la Cantina del Palio marinaro, luogo deputato per ospitare tutti gli oggetti necessari ad armare i campi delle gare remiere, dalle boe alle bandierine, ma in realtà è un vero e proprio museo del mare e dei vecchi mestieri.
Nello slargo, creato dall'ampliamento ottocentesco della città, fu ubicata la Fonte del Villano, statua bronzea raffigurante un giovane che stringe nella mano un pugnale con una cane accucciato ai suoi piedi, su di un grosso basamento in cui è inserito un rubinetto dell'acqua ed una vasca. Opera degli scultori De Angelis e Giuggi, inaugurata nel 1957, la statua ripropone, anche se con alcune variazioni, l'iconografia dell'antica Fonte del Villano, fatta costruire dalla Repubblica di Firenze dopo la vittoriosa difesa del Castello di Livorno nel 1496, dove il cane è il simbolo della fedeltà dei Livornesi verso i Fiorentini.
L'episodio della difesa di Livorno è rappresentato in uno dei quadri che decorano l'ingresso del Santuario di Montenero.

mercoledì 19 aprile 2017

I LUOGHI DI LIVORNO: IL PALAZZO DELLE COLONNE DI MARMO


Il PALAZZO DELLE COLONNE DI MARMO è un edificio che si trova nel quartiere storico de "La Venezia". Il suo nome deriva dalla presenza di due colonne di marmo ai lati del portone d'ingresso.
Intorno al 1703 il mercante lucchese Ottavio Gamberini acquistò un lotto di terreno che dall'attuale via Borra (dove si trova il palazzo) si estendeva sino al Fosso della Venezia. In questo punto vi edificò un elegante palazzo il cui disegno è stato attribuito a Giovan Battista Foggini. I lavori furono rapidi.
Nel 1912 l'edificio fu venduto al Monte di Pietà che aveva sede proprio in un edificio accanto. L'edificio è di pianta rettangolare. Il prospetto sulla via Borra fa parte di un fronte continuo costituito da altri importanti edifici come il vicino Palazzo Huigens.
La facciata è l'elemento più caratterizzante del complesso. Due colonne d'ordine tuscanico sottolineano l'ingresso principale con una leggere rotazione dei basamenti e dei capitelli, quasi ad aprire l'edificio verso la via pubblica e sottolineandone il carattere vagamente barocco.
Frontoni dal sinuoso andamento, adornati dalle statue delle Quattro stagioni, arricchiscono il registro inferiore della facciata, mentre, al piano superiore, le aperture sono sottolineate dal altre cornici e mascheroni.
L'interno presenta un piccolo cortile in parte circondato da un porticato. Su un lato, due grandi finestroni servono per l'illuminazione della scala. Nel cortile il marmo lascia il posto alla pietra serena, riconducendo l'edificio ai moduli delle residenze fiorentine del XVI secolo.

lunedì 27 marzo 2017

I LUOGHI DI LIVORNO: IL CISTERNINO DI CITTA'


Deposito per l'acqua potabile ausiliario del Cisternone commissionato dal Granduca Leopoldo II di Lorena nel 1832, situato all'inizio della via Grande, già via Ferdinanda.
Imponente edificio affacciato sulla grande piazza della Repubblica, è caratterizzato da una struttura classica in pietra ed una facciata che presenta, al primo piano, un intercolunnio d'ordine ionico.
Non è mai stato utilizzato come conserva d'acqua ed è stato quindi modificato per cambiare il suo uso e la sua destinazione.
In particolare è stato costruito un nuovo solaio che, dividendo, a metà il profondo serbatoio, ha permesso di avere due grandi sale utilizzate per attività sociali e culturali.
Nella piazzetta laterale del Cisternino possiamo ammirare il monumento a Giovanni Fattori, uno dei maggiori rappresentanti della corrente artistica dei Macchiaioli, pittore delle grandi battaglie risorgimentali.
Le sue opere principali sono conservate al Museo Civico che porta il suo nome, situato in via San Jacopo in Acquaviva, a due passi dal mare. Il monumento bronzeo, opera dello scultore Gemignani, lo raffigura in una sua posa abituale, con le mani dietro la schiena. Indossa un lungo cappotto con una tasca dalla quale s'intravede il famoso taccuino su cui era solito prendere appunti.
Inaugurato nel 1925, per il centenario della nascita dell'artista, fu spostato dopo la seconda guerra mondiale nel parco di Villa Fabbricotti.
Nel 2008, in occasione del centenario della morte del pittore, è stato ricollocato nella posizione originaria.

lunedì 6 febbraio 2017

I LUOGHI DI LIVORNO: IL TEATRO GOLDONI


Il Teatro Carlo Goldoni è il più importante teatro della città di Livorno. Venne inaugurato il 24 luglio del 1847 sotto il nome di teatro Leopoldo e prenderà poi la denominazione odierna solo dopo l'Unità d'Italia.
Il progetto risale al 1842 quando l'impresario Francesco Caporali pubblica un programma per la realizzazione di un nuovo teatro a Livorno.
La progettazione viene affidata a Giuseppe Cappellini, giovane architetto livornese formatosi all'Accademia delle Belle Arti di Firenze.
All'inizio del 1843 Cappellini avanza un primo progetto ma è solo nell'agosto delle stesso anno che l'architetto presenta, alla Deputazione sui lavori di pubblica utilità e ornato, un progetto con un maggiore dettaglio: una sezione illustra la disposizione interna del teatro, con una vasta sala con forma ellittica, ma che poi in realtà è stata costruita a forma di ferro di cavallo, illuminata da un lucernario aperto alla sua sommità. Per sfruttare al meglio lo spazio imposto dalle dimensioni relativamente ristrette del lotto, l'architetto inserisce sulla facciata un porto carrozzabile, così da accogliere, al piano superiore, una parte del ridotto del teatro. Nel settembre del 1843 partono i lavori delle strutture murarie portanti. 
L'architetto, per le difficoltà trovate per realizzare il lucernario da aprirsi in mezzo alla copertura della sala, modifica il progetto, disegnando una copertura completamente trasparente, in cristallo e sostenuta da una trama di travi in ferro. Si tratta di un episodio architettonico di grande importanza che si colloca nella storia dell'architettura del ferro e del vetro in Italia. La copertura trasparente, causa i numerosi ritardi, verrà messa in opera solo nel 1846.
Nel 1921 qui si registra la scissione all'interno del Partito Socialista che poi porterà alla fondazione del Partito Comunista Italiano in un altro teatro di Livorno, il teatro San Marco.
Nel dopoguerra, fino agli anni '80, il teatro funziona nella normalità fino a quando non viene chiuso per inagibilità. L'edificio viene acquisito nel patrimonio comunale ed inizia un lungo restauro.
Il restauro viene diviso in tre fasi: 1997, 1999 e 2004. Nel 2004 il restauro viene concluso ed il teatro viene inaugurato con la presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (livornese doc).

domenica 29 gennaio 2017

I LUOGHI DI LIVORNO: IL MERCATO CENTRALE


Bellissimo ed imponente edificio ottocentesco, il Mercato coperto di Livorno fu inaugurato nel 1894, su progetto dell'architetto Angelo Badaloni, all'epoca architetto capo del Comune di Livorno.
Interessante sia per la maestosa struttura, alleggerita dagli eleganti finestroni, sia per la copertura in ferro e vetro, realizzata dai fratelli Gambaro.


E' costituito da un ampio salone, 95 metri di lunghezza per 26 di larghezza e 35 di altezza, con un ingresso centrale sugli Scali Saffi e quattro entrate laterali più piccole. I due saloni, paralleli al principale, furono in origine riservati rispettivamente alla vendita del pesce ed ai venditori avventizi.


Quest'ultima fu detta anche delle Gabbrigiane perché, quasi all'alba, giungevano le contadine, soprattutto del vicino paese del Gabbro, per vendere polli, uova, verdure fresche ed erbe aromatiche.
All'interno sono degne di nota le otto cariatidi in creta che portano i frutti della terra, opera di Lorenzo Gori.


L'edificio è dotato di novantadue cantine alle quali si accede sia dall'esterno, era previsto l'ingresso dei carri, che dall'interno. Sopra le diverse botteghe lungo tutti i saloni, si trovano i magazzini.
Una passeggiata all'interno dei suoi ampi saloni, permette di scoprire specialità gastronomiche e prodotti tipici della tradizione livornese e delle culture straniere, ormai patrimonio della storia locale, come la carne Kosher (cioé pura), macellata secondo il rituale della religione ebraica

sabato 5 novembre 2016

I LUOGHI DI LIVORNO: IL PONTE DI SAN GIOVANNI NEPOMUCENO


Il piccolo ponte che unisce via della Madonna al quartiere della Venezia prende il nome dalla Statua di San Giovanni Nepomuceno collocata al centro della spalletta est.
Nel 1973 alcuni ufficiali imperiali donarono la statua alla città in onore della visita di Maria Teresa d'Austria e di Francesco I di Lorena, divenuto Granduca di Toscana dopo la reggenza medicea. Spesso, nei paesi nordici, la Statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore dal pericolo di annegamento, degli avvocati e dei confessori, si trova sopra i ponti ed è presente anche a Roma sul ponte Milvio.
Sulle spallette in marmo sono presenti alcuni graffiti realizzati dai barcaioli e dai facchini in memoria dei loro compagni scomparsi o a ricordo di un evento particolare.


lunedì 17 ottobre 2016

I LUOGHI DI LIVORNO: IL QUARTIERE DE "LA VENEZIA"

IL QUARTIERE DURANTE "EFFETTO VENEZIA"
Il quartiere de "La Venezia" rappresenta la zona più suggestiva e caratteristica della città. Ideato nel 1600 un'isola percorsa da una rete di canali navigabili e da numerosi ponti, ha mantenuto intatto le sue caratteristiche originarie.


Residenza dei più facoltosi mercanti, divenne presto il cuore dell'economia livornese e sede dei maggiori consolati stranieri.
I lavori per la costruzione iniziarono nel 1629 e per la realizzazione furono impiegate maestranze veneziane.
La pianta del quartiere fu studiata per consentire ai commercianti la massima agibilità di spostamento verso il port: le merci navigavano su chiatte attraverso il tessuto dei canali, dirette ai vari depositi e viceversa. Apposite discese lasciate in pietra, dette scalandroni, raccordavano il piano stradale con il livello dell'acqua.


Per il suo aspetto originale e per la presenza dei numerosi locali caratteristici la zona è particolarmente frequentata. Nei primi giorni di Agosto il quartiere ospita "EFFETTO VENEZIA", tradizionale manifestazione con spettacoli, concerti, artisti di strada, mercatini tipici e gita in battello lungo i canali.

martedì 27 settembre 2016

I LUOGHI DI LIVORNO: LA FORTEZZA NUOVA


La Fortezza Nuova è stata voluta dal Granduca Ferdinando dei Medici per proteggere la città verso nord.
Il disegno è attribuito a Don Giovanni dei Medici, figlio naturale di Cosimo I assistito dagli architetti Vincenzo Buonanni e Bernardo Buontalenti.
La prima pietra fu posta il 10 gennaio 1950. In origine la fortezza si estendeva su di una superficie doppia di quella attuale tanto da arrivare al ponte di marmo all'inizio della via Borra.


La struttura presenta un'architettura militare più complessa rispetto all'altra fortezza, la Fortezza Vecchia, con l'uso dei terrapieni come ulteriore difesa alle mura che si gettano a scarpata nell'acqua. E' caratterizzata da mattoncini rossi e da pietra serena che la percorre perimetralmente.
La Fortezza Nuova venne in parte abbattuta per fare spazio ai due nuovi quartieri della Venezia e di San Marco, realizzati per far fronte alla crescita demografica avvenuta nel '700.


Si accedeva alla Fortezza Nuova grazie ad un ponte levatoio. Bombardata durante al Seconda Guerra Mondiale, è stato ricovero anche per molti livornesi rimasti senza casa, che vi alloggiarono fino al 1968.
Successivamente è stata restaurata ed adesso ospita un parco pubblico ed un salone per le cerimonie e manifestazioni culturali.
All'ingresso dell'edifico è presente una lapide che commemora i caduti per la Libertà della Patria ed un busto di Giuseppe Mazzini.
Nel parco è presente un cannone puntato verso Porta San Marco in ricordo del 10 e 11 maggio 1849 e della coraggiosa difesa del popolo livornese.

venerdì 26 agosto 2016

I LUOGHI DI LIVORNO: IL TEMPIO DELLA CONGREGAZIONE OLANDESE-ALEMANNA

LA FACCIATA DELLA CHIESA
La congregazione degli Olandesi si formò a Livorno nel 1622 con finalità socio-religiose ed è ancora oggi operante.
Nel 1861 acquistò un terreno presso gli Scali degli Olandesi dove l'anno dopo, su progetto dell'architetto Dario Giacomelli, iniziarono i lavori per la costruzione di un tempio inaugurato poi nel 1864.
Attualmente, purtroppo, è chiuso al culto. Il tempio è caratterizzato da una bellissima facciata in stile neogotico.

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giovedì 25 giugno 2015

I LUOGHI DI LIVORNO: IL PARTERRE

L'INGRESSO DEL PARCO
Il Parterre (oggi conosciuto anche come parco Sandro Pertini) è un giardino pubblico realizzato nel 1854 sul terreno di proprietà dell'architetto Pasquale Poccianti realizzato a cura della Regia Deputazione per i lavori di pubblica utilità e ornato al fine di arricchire e abbellire la zona circostante al Cisternone (la grande riserva d'acqua inaugurata nel 1842).
All'interno del giardino erano ospitati numerosi animali, tra cui, in una grande vasca protetta da un'inferriata di ferro il famoso orso, conosciuto popolarmente, come Gigi Balla.
All'ingresso del giardino al centro di un'aiuola è collocata una fonte costituita da una colonna di marmo in stile neoclassico che porta il nome di Leopoldo III e l'anno 1838, sormontata da una figura mitologica femminile, la ninfa Igea, figlia di Esculapio e dea della salute rappresentata in abito classico mentre sorregge una ciotola. Si tratta della famosa fonte del Gigante originariamente collocata tra via Garibaldi, via Palestro e via Galilei, una delle fonti progettate da Paquale Poccianti per distribuire l'acqua del Cisternone. La fonte diventa motivo di disturbo perché ingombrante la strada, e luogo di litigi e schiamazzi, fu rimossa del 1887 e posta nell'odierna collocazione.
Ci stati girati anche dei film: nel 1962 "I SEQUESTRATI DI ALTONA" di De Sica; nel 1972 "QUELL'AMORE PARTICOLARE" di Martinelli; nel 2000 "SENZA PAURA" di Calvagna e nel 2002 "IL DIARIO DI MATILDE MANZONI" di Capolicchio.